NOTIZIE

13 Luglio 2022

Aumenti stipendiali bassi? Il tuo sindacato non firma il contratto? Puoi chiedere di non applicarlo alla tua persona e ricorrere per un giusto salario, lo dice la Costituzione. INTERVISTA a Maria Rosa Pugnaghi

Aumenti stipendiali bassi? Il tuo sindacato non firma il contratto? Puoi chiedere di non applicarlo alla tua persona e ricorrere per un giusto salario, lo dice la Costituzione. INTERVISTA a Maria Rosa Pugnaghi

13 July 2022

I contratti collettivi non sono necessariamente efficaci erga omnes, cioè non valgono automaticamente nei confronti di tutti i lavoratori, compresi quelli non iscritti ai sindacati firmatari. Diversamente da quanto generalmente si pensa, se un lavoratore non gradisse il contratto stipulato dalle organizzazioni sindacali, ma non dalla propria, il dipendente potrebbe chiedere e ottenere dal datore di lavoro, con una lettera, la disapplicazione del medesimo.

Tutto nasce dalla mancata registrazione dei sindacati e dalla situazione che si è venuta a creare nei decenni successivi alla nascita della nostra Costituzione, che ha voluto riconoscere massima libertà alle associazioni sindacali. Libertà nella loro azione e libertà nella loro costituzione, tanto che le organizzazioni oggi sono tantissime, specie quelle scarsamente rappresentative.

La possibilità di non vedersi applicato un contratto non gradito perché non siglato dalla propria organizzazione è sfruttata talvolta dai lavoratori ma sono pochi coloro che la conoscono. Questo vale anche per la scuola e dunque insegnanti e personale Ata che non gradissero le clausole di un nuovo contratto collettivo appena stipulato, e che fossero magari peggiorative non solo sul piano economico e retributivo ma anche su quello normativo, potrebbero rivolgersi formalmente all’amministrazione per chiederne la disapplicazione.

Il problema si pone, come detto, tutte quelle volte che il contratto non viene sottoscritto da tutte le organizzazioni sindacali, specie quelle maggiormente rappresentative, come è successo più volte. E diventa attuale anche per il mondo della scuola, se non altro in astratto, alla vigilia della stipulazione del nuovo contratto collettivo del comparto.

Maria Rosa Pugnaghi è avvocata civilista e del lavoro del Foro di Modena nonché docente di Discipline giuridiche ed economiche presso una scuola superiore locale, l’Ites Barozzi. La sua attività di patrocinio legale le consente di avere una visione piuttosto critica e sconsolata delle condizioni di lavoro in vari settori dell’economia.

E per la scuola, alla nostra domanda se sia applicabile la pretesa di non vedersi applicato un contratto ipoteticamente non gradito e contestualmente non sottoscritto dalla propria sigla sindacale, la legale risponde: «Se l’Aran decidesse di sottoscrivere un contratto collettivo con un sindacato diverso da quello al quale sono iscritta io, tu non me lo applichi». Pugnaghi sottolinea il disastro crescente e diffuso in Italia in materia di condizioni di lavoro per farie fasce di lavoratori ma punta il dito anche sulla scarsa capacità della scuola italiana attuale di creare competenze e consapevolezza negli studenti in materia di lavoro e di diritti.

Professoressa Maria Rosa Pugnaghi, come stanno le cose?

«Secondo l’art 39 della Costituzione, per avere efficacia automatica erga omnes, i contratti collettivi devono essere sottoscritti dalle organizzazioni sindacali riconosciute e dotate di personalità giuridica. Ma le organizzazioni sindacali non hanno mai chiesto il riconoscimento e dunque sono associazioni non riconosciute. Pertanto il contratti collettivi sottoscritti non hanno un’automatica applicazione, come succedeva invece con i contratti collettivi del sistema corporativo fascista. Cosa ha fatto la nostra giurisprudenza per dare efficacia ai contratti collettivi? Ha detto: le organizzazioni storiche – quali ad esempio la Cgil, la Cisl, la Uil – sono quelle che contrattano le migliori condizioni di lavoro per i lavoratori. Diamo dunque loro efficiacia erga omnes in via di fatto. Finchè il sistema delle organizzazioni storiche ha retto, non ci sono stati problemi. Ora che sulla piazza sono entrate organizzazioni tra le più svariate il problema si complica. Tra esse molti sindacati sono definiti gialli, cioè filodatoriali, più vicini alle rappresentanze dei datori di lavoro che ai lavoratori. E questo porta al fenomeno del dumping salariale o contrattuale»

Che cosa succede nella pratica?

«Succede che le rappresentanze degli imprenditori sottoscrivono i contratti di lavoro con le organizzazioni a loro più vicine per ottenere condizioni salariali inferiori e più vantaggiose per i datori che per i lavoratori. Questo sia per il salario sia anche in ordine ad altri istituti contrattuali come il periodo di comporto per la malattia, periodo entro il quale non si può essere licenziati».

I lavoratori che cosa possono fare in questi casi?

«Ci sono due strategie. La prima è quella di portare davanti al giudice del lavoro i contratti collettivi e dire che il salario che è stato previsto è inferiore al giusto salario di cui all’art. 36 della Costituzione. L’altra possibilità per i lavoratori è quella di diffidare il datore di lavoro a non applicare a loro il Ccnl che non sia stato sottoscritto dai sindacati a cui sono iscritti essi stessi. A me – in sostanza – non lo applichi un contratto che non sia stato sottoscritto dal sindacato a cui sono iscritta».

Ma i lavoratori questa opzione la esercitano poco. E’ cosi?

«Succede perché i lavoratori questa cosa non la conoscono, e dunque non diffidano il datore, il quale passa automaticamente da un contratto collettivo sottoscritto da certe organizzazioni sindacali a un contratto collettivo che ha sottoscroitto con altri sindacati diversi».

Il fenomeno è diffuso?

«E’ diffusissimo. Questi datori sottoscrivono contratti collettivi con sindacati compiacenti. E’ per questo un fenomeno obbrobrioso. Ed è per questo che da un po’ di tempo si discute di salario minimo. L’altra piaga italiana è il dumping salariale, cioè il fatto che i nostri salari vanno al ribasso. Negli ultimi anni stiamo subendo questo fenomeno. Si pensi poi ad altre situazioni come gli appalti pubblici. Un soggetto pubblico fa un bando per affidare determinati lavori. Scrive nel bando che chi si aggiudica l’appalto dovrà applicare il contratto collettivo del settore. Poi invece se lo aggiudica una cooperativa che invece di applicare il contratto collettivo del settore applica quello delle cooperative sociali dove hanno dei salari bassissimi. Quindi i lavoratori dipendenti del soggetto pubblico appaltante hanno un buon contratto e i loro colleghi lavoratori che lavorano in appalto hanno contratti da fame, nonostante la regola che s’è scritta nel bando».

Il problema potrebbe in qualche modo riguardare la scuola?

«Il problema si potrebbe porre, certo. Se ilcontratto non è stato sottoscritto dal sindacato al quale sono iscritta io, diffido il mio datore di lavoro a non applicarmelo. Basta inviare un’istanza al dirigente scolastico e al ministero dell’Istruzione chiedendo l’applicazione di condizioni diverse e non quelle eventualmente peggiorative del nuovo contratto. Se l’Aran se decidesse di sottoscrivere un contratto collettivo con un sindacato diverso da quello al quale sono iscritto io, tu non me lo applichi. Se ad esempio la Cgil Scuola ha deciso di non formare il contratto tu non me lo applichi se io sono iscritta alla Cgil Scuola. Tornando all’ambito generale, la cosa è molto sottile, perché tanti contratti sembrano di miglior favore dal punto di vista economico ma poi prevedono condizioni peggiorative su altri fronti. Tanto per fare un esempio, il fatto di abbassare il periodo di comporto a persone che lavorano in settori dove si spaccano la schiena significa poterli licenziare più facilmente perché superano il periodo di comporto».

I sindacati che cosa fanno su questo fronte?

«I sindacati da parte loro fanno quel che possono. Il problema è che la gente non è consapevole della situazione del mondo del lavoro. La gente non capisce, c’è un’ignoranza dilagante. Ed è per questo che a scuola bisogna fare qualcosa con urgenza».

La scuola ancora una volta sul banco degli imputati

«Un tempo anche dopo le medie i ragazzi erano riusciti ad acquisire una buona conoscenza e una buona consapevolezza di tanti temi, avevano fatto una scuola selettiva che aveva insegnato loro molto. Ci vuole maggior rigore a scuola, perché la gente sui posti di lavoro è completamente allo sbando. C’è gente che aspetta da tanto tempo di essere retribuita, per somme anche importanti, e che poi firma una conciliazione per transigere su 500 euro grazie a una conciliazione compiacente proposta da certi sindacati di cui preferisco non fare nomi. Serve davvero una maggiore consapevolezza, ci dobbiamo battere a scuola affinché questi ragazzi sappiano leggere i giornali. Ora non sanno leggere un testo, parlo in generale, non so quanto mi sbatto a spiegare il diritto del lavoro. Ma loro tante volte hanno la testa da un’altra parte e tuttavia neppure se la immaginano la realtà del lavoro italiana. I più fortunati che vengono da famiglie benestanti vanno a lavorare all’estero, ma questo non è giusto, vanno via anche i laureati e non mi pare che sia un buon investimento spendere tanti soldi per formarli e poi vedere che se ne vanno via, anche per le condizioni precarie cui sarebbero condannati qui e per lungo tempo. Perché mai devi stare precario se sai tante lingue? Ora si dimettono anche i medici e gli infermieri. Quelli che possono se ne vanno via. Non è giusto».

Bocciando si risolverebbe il problema?

«Non dico che occorra bocciare. Dico che qui bisogna ripartire dalla scuola. Dico che tu, Stato, ti devi organizzare affinché il livello degli apprendimenti sia elevato e che si mantenga elevato. Chi non arriva ripeterà. E bisogna lavorare sugli insegnanti, nel senso che intanto occorre alzare gli stipendi perché con questo stipendio gli studenti neppure ti considerano. In classe mi sento dire: ma prof, che telefonino ha? Che macchina ha? Insomma, ti guardano e ti considerano per la macchina che hai. Prima noi guardavamo e ammiravamo i professori, erano per noi un punto di riferimento sociale. L’insegnante era rispettato. Ora siamo rispettati? Sì, lo siamo, ma dal punto di vista economico no. Non si può umiliare un docente in questo modo. Se uno ha delle alternative non fa l’insegnante. Ora si vuole investire in corsi di formazione? Riducano l’affollamento delle classi e diano dei soldi agli insegnanti. Inoltre facciano fare delle lezioni di recupero a personale aggiuntivo e non a insegnanti già stremati dall’orario curriculare. Io stessa, da studentessa, beneficiavo di lezioni aggiuntive svolte da docenti diversi».

La Cassazione si è già espressa in tal senso

Pubblicato da Redazione Tuttoscuola Patti per la scuola, lezioni in presenza, miglioramento dell’alternanza scuola lavoro. E poi ancora: potenziamento insegnanti di sostegno, ius scholae, opportunità di crescita professionale per i… [...]

Pubblicato da Redazione Tuttoscuola È difficile oggi, più di ieri, essere insegnanti. La società si è fatta più complessa, le trasformazioni continue ci mettono di fronte a problemi sempre nuovi… [...]

Di Diana Cipressi Un progetto di accoglienza, pensato come un momento di condivisione di attività laboratoriali ludico-didattiche destinate ad alunni di ordini diversi di scuola, sarà predisposto attraverso un ambiente… [...]

Pubblicato da Redazione Tuttoscuola Concorso dirigenti tecnici: parlare di Dirigenza tecnica significa comprendere la collocazione giuridica di questo profilo nel sistema scolastico italiano, ripercorrere le principali trasformazioni di questa funzione in relazione… [...]

Pubblicato da Redazione Tuttoscuola Le prime ansie si sperimentano proprio tra i banchi di scuola. Ci si inizia a fare i conti dalla scuola primaria con le prime interrogazioni e… [...]

Commenti

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Salvataggio di un cookie con i miei dati (nome, email, sito web) per il prossimo commento

Ultimi articoli

Guide e Vademecum 19 Agosto 2022

Distributori bevande e snack, concessione del servizio. Una scheda di sintesi

x Share on Social Media twitter facebook pinterest email La Dirigenza scolastica 19 Ago 2022 – 06:33 Luciano Grasso Distributori bevande e snack, concessione del servizio.

Guide e Vademecum 19 Agosto 2022

Privacy relativa al trattamento di dati personali sito web istituzionale: scarica format di informativa alle famiglie

x Share on Social Media twitter facebook pinterest email Privacy relativa al trattamento di dati personali sito web istituzionale: scarica format di informativa alle famiglie 19 August 2022 Come vengono trattati i dati ad uso esclusivo dell’Istituto scolastico? Sul sito è stata pubblicata l’informativa? Quali dati possono essere portati a conoscenza dei soggetti interni alla scuola (e a quali categorie) e quali potranno essere portati a conoscenza di soggetti esterni operanti in qualità di addetti alla gestione o manutenzione di strumenti elettronici, oppure di altri soggetti esterni laddove la comunicazione sia prevista da norma di legge o di regolamento, oppure sia necessaria per lo svolgimento di compiti e finalità istituzionali? L’intervento suggerisce alcuni accorgimenti ad avvio di anno scolastico.

Diventare docenti 19 Agosto 2022

Concorso straordinario bis: pubblicate nuove GRADUATORIE. Data per le nomine. In aggiornamento

x Share on Social Media twitter facebook pinterest email Concorso straordinario bis di cui al comma 9bis del DL 73/2021: 14.

Tutto scuola 19 Agosto 2022

Verso le elezioni: tutte le proposte per la scuola

x Share on Social Media twitter facebook pinterest email Verso le elezioni: tutte le proposte per la scuola 19 August 2022 Patti per la scuola, lezioni in presenza, miglioramento dell’alternanza scuola lavoro.

torna all'inizio del contenuto