Può capitare che una valutazione scolastica, come una bocciatura, venga contestata davanti a un tribunale. È proprio quello che è successo a una studentessa di prima media. A giugno 2025 il consiglio di classe aveva deciso che non sarebbe stata ammessa alla seconda. Il padre, però, non ha accettato questa decisione e ha scelto di fare ricorso.
Durante l’estate, in via provvisoria, un giudice le ha consentito di iscriversi comunque alla classe successiva “con riserva”, cioè in attesa della decisione definitiva. Quando è arrivata la sentenza, il tribunale le ha dato ragione, stabilendo che la bocciatura era ingiustificata.
La situazione della studentessa
La ragazza frequenta una scuola media in Campania ed è affetta da un disturbo misto delle abilità scolastiche. Si tratta di una condizione che rende più difficile apprendere in diverse materie, non solo in una. Proprio per questo motivo, la scuola aveva predisposto per lei un Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Il PDP è un documento molto importante, perché indica in modo preciso quali strumenti e accorgimenti devono essere adottati per aiutare lo studente. Nel caso della ragazza, erano previsti, tra le altre cose:
- tempi più lunghi per svolgere compiti e verifiche,
- uso del computer o altri strumenti digitali,
- interrogazioni programmate, evitando quindi quelle a sorpresa.
La decisione della scuola e il ricorso
Nonostante queste misure, il 16 giugno 2025 il consiglio di classe ha deciso di non promuoverla. Il padre ha quindi presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Campania, chiedendo l’annullamento della bocciatura e del verbale dello scrutinio.
Nel frattempo, la studentessa ha continuato a frequentare la seconda media grazie alla decisione provvisoria del giudice, seguendo regolarmente le lezioni per tutto l’anno scolastico. Durante il processo, né la scuola né la famiglia hanno presentato nuovi documenti rispetto a quelli già esistenti.
La decisione del TAR
Con la sentenza n. 3006 del 2026, pubblicata il 12 maggio, il TAR ha accolto il ricorso del padre. Il punto centrale della decisione è molto chiaro: la scuola non ha dimostrato di aver applicato in modo concreto e completo le misure previste dal Piano Didattico Personalizzato.
Secondo i giudici, non basta prevedere degli aiuti sulla carta: è necessario dimostrare di averli messi davvero in pratica. Nel caso specifico, questa prova non è stata fornita.
Le criticità evidenziate
Dalla documentazione emergevano diversi problemi. La stessa dirigente scolastica ha segnalato che nella scuola si erano verificati furti di computer e tablet, strumenti fondamentali per la studentessa. Questo ha probabilmente limitato la possibilità di utilizzare gli ausili previsti dal PDP.
Inoltre, è emerso che in alcune occasioni gli insegnanti avevano svolto interrogazioni non programmate o addirittura casuali, contravvenendo alle indicazioni del piano personalizzato.
Le motivazioni della bocciatura
Un altro aspetto critico riguarda le motivazioni riportate nel verbale della bocciatura. I docenti avevano descritto la ragazza come:
- “eccessivamente vivace”,
- con “scarso impegno”,
- caratterizzata da un “metodo di studio disorganico”,
- e con una “personalità non adeguata”.
Per il tribunale, queste espressioni sono troppo generiche e poco chiare. Non spiegano quali interventi siano stati realmente messi in atto per aiutare la studentessa, né perché tali interventi non abbiano funzionato.
Inoltre, attribuire il “metodo disorganico” alla volontà della ragazza è stato ritenuto scorretto, perché il suo disturbo dell’apprendimento può influire proprio sulla capacità di organizzarsi nello studio.
Mancanza di interventi concreti
Nel verbale si parla anche di “continui stimoli” da parte degli insegnanti. Tuttavia, secondo il TAR, questa è una formula troppo vaga, che potrebbe valere per qualsiasi studente.
Nel caso di alunni con bisogni educativi specifici, è invece necessario dimostrare interventi mirati, concreti e personalizzati. Non bastano indicazioni generiche: servono prove precise delle strategie adottate.
Le conseguenze della sentenza
Alla luce di tutte queste considerazioni, il tribunale ha deciso di annullare la bocciatura.
Questo significa che la studentessa, che nel frattempo ha già frequentato la seconda media, non avrà alcuna penalizzazione nel suo percorso scolastico. La sua carriera prosegue come se la bocciatura non fosse mai avvenuta.
Infine, il TAR ha stabilito che il Ministero dell’Istruzione dovrà rimborsare le spese processuali, mentre ciascuna delle parti coinvolte pagherà i propri avvocati.
Nota editoriale
Questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisionato dalla redazione.
