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11 Giugno 2018

Buona scuola: cosa può cambiare il nuovo governo?

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29 December 2019

Già in parte superata se si pensa ai poteri dei dirigenti che sono stati depotenziati

Siamo in attesa di conoscere come il nuovo governo intenderà reclutare i docenti, se su base regionale, per meglio aderire alle esigenze del territorio, ma anche per evitare la migrazione verso il nord, pur sapendo che sul territorio nazionale domanda e offerta di posti non si compensano.

I soldi per le premialità vanno via via scomparendo, tutto torna alla contrattazione, e questo renderà non più necessario mettere in moto la complicata macchina burocratico-valutativa.

Il MIUR ha iniziato da qui il suo percorso verso la spending review. I fondi che sono stati risparmiati si riferiscono ai premi al merito, in attesa che se ne ridiscuta con i sindacati. Un’altra fonte di risparmio è data dai finanziamenti che le scuole dovevano ricevere a sostegno dell’autonomia per l’ampliamento dell’offerta formativa, previsti dalla legge 440/1997. Fondi diminuiti nel corso degli anni, ma assegnati alle scuole senza vincoli d’uso: una sorta di legge finanziaria per promuovere l’autonomia scolastica, predisposta con il coinvolgimento del Parlamento.



La Buona Scuola ha intercettato le finalità di questa legge dettando regole per l’attribuzione dei fondi, ma soprattutto orientandone le aree di intervento. Con il DM 851/2017 il MIUR ha avocato a sé l’emissione di bandi, secondo 40 azioni di finanziamento, per progetti indicati dallo stesso ministero o per la messa a punto di piani regionali sotto l’egida degli omonimi uffici scolastici, che costringono le scuole a costruire reti, finanziando così organismi di secondo livello, lasciando una piccola somma per ogni singolo istituto, forse per salvare la finalità della Buona Scuola, ma comunque presidiandone gli ambiti di intervento. La logica dei bandi infatti se da un lato migliora la trasparenza dall’altro penalizza l’autonomia.

Il  messaggio sembra chiaro: togliere di mezzo allo stesso tempo risorse erogate da una legge che si vuole eliminare e poteri decentrati che entrano nel funzionamento del sistema cercando di insidiare le prerogative dell’amministrazione scolastica. Al nuovo ministro va chiesto di mantenere dritta la barra sull’autonomia: quella dei fondi da assegnare alle singole scuole, in un unico capitolo, per le attività previste dal DPR 275/1999, del personale per consentire la flessibilità del curricolo ed i rapporti con il territorio, con l’organico di potenziamento, e del progetto di sviluppo del regionalismo a cui la scuola deve partecipare. La spending review va semmai usata nella semplificazione delle strutture amministrative per lasciare ai dirigenti scolastici il compito di garantire qualità e rispetto delle regole.

Fonte dell’articolo: Tuttoscuola.com



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