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Da Ilsole24ore.com: Contenuti violenti: tra musica, spettacolo e web 2 giovani su 3 sono costantemente esposti

Il sondaggio

Non tutti però sono consapevoli dei rischi collegati al consumo di testi violenti o immagini pornografiche. A dirlo è un sondaggio di Skuola.net su 1.500 studenti

(Daniel – stock.adobe.com)

3′ di lettura

Contenuti violenti, canzoni poco edificanti, pornografia. I giovani sono costantemente immersi in questo “mare” che, proprio a detta loro, potrebbe indurli a scambiare tutto questo per la normalità. A raccontarlo sono oltre 1.500 rappresentanti delle nuove generazioni, di età compresa tra i 10 ed i 25 anni, intervistati dal portale specializzato Skuola.net per ascoltare la loro voce nell’ambito dei recenti fatti di violenza giovanile e della sospetta correlazione con la cultura pop di oggi. Ben 2 intervistati su 3 (63%), infatti, si imbattono molto spesso se non quotidianamente, più o meno volontariamente, in immagini o testi che inneggiano alla violenza oppure che tendono a sminuire l’importanza della vita umana, specie quella femminile.

La consapevolezza dei rischi

Da questa normalizzazione della devianza ne deriva sicuramente anche una certa consapevolezza dei rischi: per il 70% l’esposizione costante a questi contenuti può essere una delle cause della violenza giovanile. Ma, per il restante 30% – che sale al 37% tra i maschi – i fenomeni non sono da considerarsi connessi.

L’assoluzione della trap

Il grado di indulgenza si riduce, invece, quando sale sul banco degli imputati una delle grandi accusate: la musica poco “educata” – in particolar modo quella trap – che nemmeno troppo tra le righe incita a manifestazioni violente oppure a considerare la donna come una sorta di oggetto di cui disporre a piacere.
Da parte degli intervistati, su questo punto, c’è una tendenziale censura: solo 1 su 5 non vede alcuna correlazione tra quelle “barre” e il dilagare della violenza giovanile, mentre il 29% le condanna apertamente e il 50% le considera in parte responsabili. Anche qui, però, se a parlare sono solo gli appassionati, il tasso di assoluzione raddoppia, salendo al 42%, e solamente il 20% ne stigmatizza totalmente i testi politicamente scorretti. Il segno che, tra chi si addentra in quel mondo, qualcuno potrebbe rischiare di uscirne peggiore.
Eppure questo tipo di canzoni si ascoltano, anche solo per moda. Ad esempio, a quasi la metà dei giovani intervistati (45%) capita diverse volte di ascoltare canzoni con testi particolarmente crudi. E se il 18% si dichiara infastidito da quei brani ma è portato a sentirli perché “popolari” tra i coetanei, il 27% lo fa convintamente, non trovandoci nulla di sconveniente.
Un dato che, nella componente maschile, sale ulteriormente: i fruitori di musica “estrema” superano il sessanta per cento: il 25% in modo indotto, il 36% del tutto volontariamente.

I contenuti pornografici

Altro “osservato speciale” è la pornografia. Al cui cospetto si possono trarre conclusioni simili a quelle sviscerate sin qui. La sua fruizione, infatti, è massiccia: circa 4 giovani su 10 guardano abitualmente contenuti porno. Inoltre, in questo campo, le differenze tra ragazzi e ragazze sono sempre più minime e attengono più che altro alla frequenza con cui si accede a quei materiali: tra i maschi, il 21% lo fa spesso e un altro 21% giusto ogni tanto; tra le femmine, appena il 7% frequentemente, mentre il 29% decisamente meno.
Quello che cambia nettamente, invece, è l’impatto che quei video hanno sul modo di pensare dei due emisferi. I maschi sembrano non distinguere i piani: tra chi è esposto alla pornografia, ben un terzo (33%) è portato a non valutarne gli effetti sulla strumentalizzazione della donna. Le ragazze, al contrario, appaiono un po’ più consapevoli: solo il 17%, ovvero la metà rispetto al contraltare maschile, nega che la pornografia tenda a svilire il corpo femminile. Comunque troppo. Il sintomo che per cambiare la percezione dei giovani su cosa sia e cosa non sia violenza c’è ancora tanto lavoro da fare.
Più in generale, comunque, tutto il campione raggiunto dall’indagine tende a considerare la pornografia come uno dei “complici” dei fatti di violenza sulle donne: per il 41% contribuisce sicuramente a trasformare la donna in un oggetto, mentre per il 42% può fornire un contributo solo se raggiunge soggetti predisposti. Solo per il 17% degli intervistati, non vi è assolutamente legame tra i due fenomeni.

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