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22 Gennaio 2019

Docenti bloccati per 5 anni

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9 January 2019

DDL SEMPLIFICAZIONI/Rivisto il concorso a dirigente, via le libere università dal Ffo

Stessa sede, stessa tipologia di posto e classe di concorso per almeno 5 anni. Un cambio netto che potrebbe interessare anche i docenti che sono intenzionati a fare domanda di trasferimento per il prossimo settembre. Uno dei cavalli di battaglia della Lega, quello della lunga permanenza nella stessa scuola, potrebbe diventare legge grazie all’emendamento dei relatori all’articolo 10 del disegno di legge As 989, il cosiddetto Semplificazioni, il cui debutto in aula al Senato, previsto per questa mattina, potrebbe slittare di qualche ora. A pesare non solo il lavoro delle commissioni competenti e della Bilancio sulla mole di emendamenti presentati dai parlamentari e soprattutto dai relatori di M5s e Lega, rispettivamente Mauro Coltorti e Daisy Pirovano, ma anche lo scontro interno al governo gialloverde su alcune proposte, come lo stop alle trivellazioni caro ai grillini.

L’emendamento che interviene su scuola e università insiste all’articolo 10 del disegno di legge. E prevede tra l’altro che il vincolo «di cui all’articolo 13, comma 3, terzo periodo, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, come modificato dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145», e dunque 5 anni, «si applica al personale docente ed educativo di ogni ordine e grado di istruzione, qualunque sia la procedura utilizzata per il reclutamento». Quale sia la portata dell’emendamento è precisato dalla relazione illustrativa. A legislazione vigente prof ed educatori hanno regimi di permanenza diversi: sono 5 sulla stessa sede per i neoassunti nella secondaria, vincitori dei concorsi della Buona scuola indetti con il decreto n. 59/2017, per i non vincitori di cui sempre al decreto n. 59 del 2017 alle superiori la permanenza cala a tre anni. Ridiventano 5 per il Sostegno, vincolo che però interessa la classe di concorso ma non la sede. Sono tre anni invece per i neoassunti di infanzia e primaria e sempre tre per i docenti dell’ambito «non neoassunti di ogni ordine e grado». La norma semplifica e prevede un vincolo «generale di permanenza minima di 5 anni nella sede, tipologia di posto e classe di concorso». Oltre a semplificare, precisa la relazione, si raggiunge l’obiettivo di garantire la continuità didattica «a tutto vantaggio degli alunni, che potranno così raggiungere migliori risultati negli apprendimenti».

Da ultimo, si precisa che in virtù dell’articolo 40 comma 1 del decreto legislativo 165 del 2001, «i contratti collettivi integrativi di mobilità del personale scolastico potranno disciplinare in maniera più dettagliata la materia, purché nel rispetto dei vincoli introdotti al presente comma», una precisazione che pare confermare la portata generale del vincolo a dispetto di quanto disciplinato dal contratto sulla mobilità sottoscritto a fine dicembre e ancora in corso di registrazione. Se così fosse, lo stesso contratto andrebbe riaperto. Scenario che ha messo in fibrillazione i sindacati. «Abbiamo chiesto il ritiro dell’emendamento», precisano dalla Flc-Cgil. «Il contratto non si tocca», aggiunge la Cisl scuola, e avvertono dalla Uil scuola: «Sarebbe un ritorno alla rilegificazione in materia che ha dato risultati assai negativi per il personale».

Riformato anche il concorso per i dirigenti scolastici. A partire dal prossimo concorso, infatti, è prevista una riserva del 50% dei posti per chi ha superato tutte le prove scritte e orali di precedenti concorsi pubblici per presidi. Inoltre, sarà assegnato un punteggio aggiuntivo, in sede di valutazione dei titoli, a tutti i concorrenti cui sia stata conferita, per almeno due interi anni scolastici, la qualifica di dirigente scolastico.

Sarà poi retribuita la presidenza delle commissione degli esami di terza media nel limite di una maggiore spesa complessiva di 7,1 milioni di euro annui a decorrere dal 2019. Interventi anche sul fronte delle università: gli atenei che adotteranno ordinamenti autonomi, di cui all’articolo 33 della Costituzione, e delibereranno dunque di trasformarsi in società di capitali, non potranno avere accesso al fondo per il finanziamento ordinario delle università (Ffo). Alleggerito dalle libere università, il fondo sarà più pesante: si stima di 100 milioni di euro.

Fonte dell’articolo: Italia Oggi

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