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26 Febbraio 2018

Elezioni politiche: a chi andrà il voto degli insegnanti?

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29 December 2019

Sono in tanti a pensare che buona parte degli insegnanti si orienterà verso i grillini

A partire dal 1994 e fino alle elezioni del 2013 il mondo della scuola, e in particolare quello degli insegnanti, si è in prevalenza espresso a favore delle coalizioni di centro-sinistra, con la parziale eccezione delle votazioni svoltesi nel 2001, quando una parte significativa dei docenti reagì negativamente alle riforme berlingueriane in materia di cicli (il 7+5 che unificava la scuola primaria con quella media) e soprattutto di carriera e merito, con la proposta di sottoporre i docenti di ruolo a prove di valutazione della loro professionalità.

Nelle altre occasioni, a partire dalle elezioni del 1996, quando l’apporto del mondo della scuola apparve particolarmente importante per il successo dell’Ulivo di Romano Prodi, la maggior parte degli insegnanti si è costantemente schierata a sinistra nelle sue varie articolazioni, concentrandosi poi sul PD di Veltroni e Bersani, nel quale erano confluiti i post-comunisti ex Pci-Pds-Ds, i popolari ex DC e altre formazioni del riformismo moderato di sinistra (socialisti, repubblicani, verdi…).

È presumibile che Matteo Renzi – diventato segretario del PD alla fine del 2013 e poi presidente del Consiglio all’inizio del 2014 a seguito del non successo registrato dal partito a guida bersaniana nelle elezioni del febbraio 2013 – abbia fatto affidamento proprio su questa tradizionale propensione elettorale degli insegnanti per incentrare sulla scuola una delle sue principali riforme, quella della ‘Buona Scuola’, portata avanti a tappe forzate nella fase iniziale del suo governo insieme al Jobs Act: due riforme gestite da Renzi con modalità non esenti da un certo giacobinismo decisionista e realizzate all’insegna della dis-intermediazione, in polemica con praticamente tutti i sindacati della scuola esclusa l’ANP, maggioritaria tra i dirigenti scolastici, sulle cui spalle è stato fatto ricadere il maggior onere per l’attuazione della legge.

Si è trattato di un errore di valutazione da parte di Renzi, come egli stesso ha riconosciuto di fatto al momento della formazione del governo Gentiloni – dopo l’esito negativo del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016 – nella cui compagine, rispetto al governo presieduto dallo stesso Renzi è stato sostituito un solo ministro, quello dell’istruzione. Unico caso di discontinuità.

Ma quanto influirà sulle scelte elettorali degli insegnanti, il prossimo 4 marzo, l’azione svolta da Valeria Fedeli, impegnatasi negli ultimi quattordici mesi nella concreta riapertura del dialogo con la categoria e con i suoi sindacati? È una delle incognite delle elezioni che si terranno tra una settimana, anche se sono in tanti a pensare che buona parte degli insegnanti si orienterà verso i grillini.

Fonte dell’articolo: Tuttoscuola.com


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