Secondo il capo dell’Antiterrorismo Lucio Pifferi, uno dei pericoli più importanti per il 2026 riguarda l’aumento di casi di radicalizzazione tra i minorenni, soprattutto attraverso internet e i social network. Si tratta di un fenomeno che interessa tutta l’Europa e che in Italia viene osservato con grande attenzione dalle autorità.
L’intervista, realizzata dal giornalista Rinaldo Frignani in occasione del 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, mette in evidenza come il terrorismo stia cambiando forma e strategie, puntando sempre di più su giovani vulnerabili, spesso molto attivi online.
Giovani più esposti ai messaggi estremisti
Secondo Pifferi, i ragazzi rappresentano oggi uno degli obiettivi principali dei gruppi estremisti. Questo accade perché molti adolescenti trascorrono gran parte del tempo sui social e nelle piattaforme digitali, dove spesso è difficile distinguere tra realtà e finzione.
Molti giovani entrano in contatto con contenuti violenti o con messaggi di odio, senza avere ancora gli strumenti per interpretarli in modo critico. Alcuni gruppi terroristici, come quelli legati al jihadismo o ad altre ideologie estremiste, utilizzano proprio internet per diffondere propaganda e attirare nuovi membri.
Il problema non riguarda solo ragazzi con background migratorio: chiunque può diventare vulnerabile, soprattutto se vive situazioni di disagio personale, isolamento o fragilità emotiva.
Social, videogiochi e contenuti online come strumenti di reclutamento
I metodi di propaganda sono diventati sempre più sofisticati. In alcuni casi vengono utilizzati videogiochi online o contenuti apparentemente innocui per avvicinare i più giovani a messaggi violenti o estremisti.
Ad esempio:
- videogiochi di ruolo in cui il giocatore assume l’identità di un personaggio coinvolto in scenari di guerra o violenza
- cartoni animati o contenuti digitali che contengono messaggi nascosti legati a ideologie estremiste
- gruppi online che diffondono manuali per costruire armi o esplosivi, anche utilizzando tecnologie come la stampa 3D
Secondo l’Antiterrorismo, questi contenuti possono influenzare giovani ancora immaturi, che rischiano di essere attratti da messaggi violenti senza comprenderne davvero la gravità.
I segnali da non sottovalutare in famiglia
Per i genitori non è sempre facile accorgersi che un figlio sta entrando in un percorso di radicalizzazione. Tuttavia, alcuni segnali possono indicare un problema:
- isolamento improvviso
- rabbia o aggressività crescente
- interesse ossessivo per contenuti violenti
- frequentazione di gruppi online che promuovono odio o comportamenti autolesionisti
- cambiamenti drastici nel modo di parlare o di pensare
Per prevenire situazioni pericolose, è fondamentale la collaborazione tra famiglia, scuola, psicologi e servizi sociali. Secondo Pifferi, la prevenzione funziona solo se tutti gli attori coinvolti lavorano insieme.
Anche le piattaforme digitali e i provider internet devono contribuire a limitare la diffusione di contenuti pericolosi, non limitandosi a cancellarli ma cercando di prevenire la loro diffusione.
Il problema dei minori non imputabili
Un aspetto particolarmente delicato riguarda i ragazzi sotto i 14 anni, che per legge non sono penalmente imputabili. Questo rende più complesso intervenire dal punto di vista giudiziario.
In altri Paesi europei esistono programmi specifici per accompagnare i giovani fuori da percorsi di radicalizzazione, con supporto psicologico e monitoraggio nel tempo. In Italia si sta discutendo di possibili strumenti legislativi, ma al momento non esiste ancora una normativa completa.
Un fenomeno diffuso in tutta Europa
Negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di attacchi di basso livello in Paesi europei come Norvegia, Olanda e Belgio. In alcuni casi gli attentatori erano giovani reclutati indirettamente da gruppi legati a Stati ostili o organizzazioni terroristiche.
Spesso questi ragazzi non comprendono pienamente la gravità delle loro azioni, ma vengono spinti a compiere gesti dimostrativi contro simboli religiosi o culturali, in particolare legati alla comunità ebraica.
Per questo motivo in Italia sono stati rafforzati i controlli e le misure di sicurezza in collaborazione con le comunità interessate.
Cooperazione tra forze di sicurezza e uso della tecnologia
Il contrasto al terrorismo si basa su un lavoro coordinato tra diversi organismi:
- Polizia e Digos
- Intelligence
- Carabinieri
- Guardia di Finanza
- Polizia penitenziaria
- Polizia postale
La condivisione delle informazioni è fondamentale per individuare soggetti a rischio e prevenire possibili attacchi.
Anche l’intelligenza artificiale può essere utile per analizzare grandi quantità di dati, come conversazioni online o tabulati telefonici, permettendo interventi più rapidi. Tuttavia, secondo Pifferi, la tecnologia non può sostituire il giudizio umano.
Il terrorismo internazionale resta una minaccia
Il terrorismo di matrice islamista non è scomparso. Le autorità monitorano con attenzione le aree di crisi, come il Sahel e la Somalia, dove diversi gruppi estremisti sono ancora attivi.
Esiste il rischio che soggetti radicalizzati tentino di raggiungere l’Europa attraverso le rotte migratorie, motivo per cui sono stati rafforzati i controlli alle frontiere, compresa la rotta balcanica.
Radicalizzazione anche in ambienti estremisti interni
Oltre al terrorismo internazionale, le forze di sicurezza monitorano anche gruppi estremisti presenti sul territorio nazionale, tra cui:
- movimenti suprematisti
- gruppi neofascisti o neonazisti
- frange radicali dell’anarchismo
- ambienti estremisti legati ad alcune tifoserie calcistiche
In passato alcune proteste, come quelle legate al caso Alfredo Cospito, hanno mostrato come il rischio di azioni violente possa riemergere in determinati contesti.
Un lavoro di prevenzione che riguarda tutta la società
Il messaggio principale dell’intervista è che la prevenzione del terrorismo non può essere affidata solo alle forze dell’ordine.
Serve un impegno condiviso tra:
- istituzioni
- scuole
- famiglie
- piattaforme digitali
- servizi sociali
- esperti di salute mentale
Solo attraverso la collaborazione è possibile individuare in tempo situazioni di rischio e aiutare i giovani a non cadere nella rete dell’estremismo.
Nota editoriale
Questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisionato dalla redazione.
