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2 Agosto 2022

L’insegnante di sostegno non è un docente di serie B: 4 luoghi comuni da smentire

L’insegnante di sostegno non è un docente di serie B: 4 luoghi comuni da smentire

2 August 2022

Un fantasma si aggira per la scuola italiana, una figura mitologica, metà docente e metà sirena ed il suo nome è “Insegnante di sostegno”. Si narra che abbia un’aula, più spesso un’auletta, dove realizza misteriosi lavori e nella quale si entri solo con password segrete. I bambini “normali”, i nostri figli, non devono avere contatti con la maestra metà sirena, perché hanno la LORO maestra e non sta bene mischiarsi con le sirene. Tuttavia, se la maestra Sirena non ha nulla da fare, potrà, portandosi dietro il suo bambino, rispondere ai tanti bisogni della scuola: fare supplenza a destra e  a manca, portare in bagno i bambini, se serve anche passare l’aspirapolvere non si sa mai.

Tra il serio e il faceto ho riportato e raccolto alcuni dei principali luoghi comuni riguardanti l’insegnante di sostegno, che, vogliamo sottolinearlo da subito, è un docente specializzato e un professionista che al suo titolo di studio specifico ha aggiunto un secondo titolo che l’abilita a lavorare sull’inclusione. Vediamo insieme i principali luoghi comuni riguardanti questo professionista:

L’insegnante di sostegno è il docente del bambino con disabilità

FALSO. L’insegnante di sostegno è assegnato alla classe, contitolare, corresponsabile e, in tutto e per tutto, un docente di tutti gli alunni. È assegnato ad una determinata classe in quanto è presente un bambino certificato in base alle legge 104/92, ma ha il compito di promuovere il benessere di tutti. È così un docente della classe che, per capirci, quando si vota per la promozione o meno di tutti gli alunni, il suo voto vale esattamente come quello della prof di Greco (o di qualunque altra disciplina).

L’insegnante di sostegno deve uscire dell’aula con il “suo” alunno

FALSO. Spesso si ha l’idea che i bambini con disabilità rallentino l’andamento della classe, come se l’insegnante avesse davanti a se un unico blocco che viaggia a velocità costante e, gli alunni con disabilità, rallentano questo moto perpetuo e inarrestabile. Sappiamo tutti che non è così. Le indicazioni nazionali per il curricolo (il principale documento progettuale della scuola) chiariscono che la scuola ha il compito di portare tutti gli alunni al successo formativo, trovando le modalità migliori per farlo. Questo significa che se in classe è presente un alunno con disabilità e due docenti contemporaneamente, non si deve immaginare una lezione per i “normali” e una parallela per l’alunno con disabilità, ma, al contrario, si deve fare di tutto per organizzare una proposta formativa che possa valorizzare tutte le intelligenze e le capacità degli alunni. Si potrà far questo facendo lavorare gli alunni a coppie (tutoring), organizzando gruppi cooperative (cooperative learning), realizzando unità di apprendimento attive e dinamiche.

L’insegnante  di sostegno deve accompagnare in gita gli alunni con disabilità

NON PER FORZA. La normativa attuale prevede che in caso di alunni con disabilità certificata sia prevista la presenza di un adulto, che può essere l’insegnante di sostegno, un assistente, un altro docente, personale ATA o un genitore. Se possibile è sempre bene che sia presente il docente di sostegno, come punto di contatto tra i bisogni dell’alunno con disabilità e quelli della classe, ma, in un’ottica inclusiva, anche un altro adulto di riferimento potrebbe assolvere alla stessa funzione

L’insegnante di sostegno non può mettere voti agli alunni, che non siano quelli con disabilità

FALSO. Valutare, letteralmente, significa attribuire un valore. Se l’insegnante di sostegno è specialista di una determinata disciplina e c’è una visione progettuale condivisa, se le docenti si accordano su una funzione sostegno rivolta a tutti gli alunni, insomma se non è un’attività estemporanea e non progettuale il docente di sostegno può contribuire la valutazione di tutti gli alunni.

Dobbiamo smetterla di pensare che l’insegnante di sostegno sia un docente di serie B. Per essere di ruolo nel sostegno ha studiato molto, acquisito competenze didattiche specifiche, ha imparato a mediare, gestire complessità, rispondere a richieste sempre più tecniche e di difficile gestione. Ovviamente ci sono dei distinguo, ma questo vale per tutti.

Se nella classe di vostro figlio è presente un insegnante di sostegno, siatene felici, potrà migliorare,  e di molto, la qualità del tempo scuola non solo del vostro piccolo, ma di tutto il gruppo classe. Lo sapevi?

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