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2 April 2019

Rilievi biometrici agli ingressi alle scuole: non serviranno a verificare l’orario di lavoro

di Marco Nobilio

I dirigenti scolastici saranno sottoposti all’accertamento quotidiano della presenza a scuola tramite videosorveglianza e rilevamento dei dati biometrici. Le modalità attuative saranno individuate con un decreto interministeriale. Che sarà emanato dal ministero della funzione pubblica di concerto con il ministero dell’istruzione. Il decreto dovrà osservare le disposizioni che regolano il diritto alla riservatezza e sarà emanato dopo avere acquisito il parere del garante della privacy. È questa una delle novità più importanti contenute nel decreto concretezza che è stato approvato in via definitiva dall’aula del senato mercoledì scorso.

La normativa di riferimento è contenuta nei commi 2 e 4 dell’articolo 2. Il dispositivo prevede che le nuove disposizioni sui rilevamenti biometrici e la videosorveglianza si applicheranno anche ai dipendenti del ministero dell’istruzione che lavorano nelle istituzioni scolastiche, con la sola eccezione dei docenti e degli educatori. Per questi ultimi la presenza a scuola continuerà a essere rilevata tramite il registro elettronico. Nel corso della discussione parlamentare, infatti, è stato fatto rilevare che sottoporre anche queste categorie di personale a questa particolare procedura di rilevamento delle presenze sarebbe stata un’inutile ridondanza.

Nessuna eccezione, invece, è stata prevista per il personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Che dovrà, invece, essere sottoposto alla nuova disciplina. Inizialmente l’assoggettamento ai rilevamenti biometrici e alla videosorveglianza era stato previsto anche per i dirigenti scolastici, sia in ingresso che in uscita da scuola. Poi, però, l’aula della camera ha approvato un emendamento che prevede tale obbligo solo una volta nel corso della giornata lavorativa.

In pratica, l’interesse del legislatore si è concentrato sulla necessità di accertare la mera presenza quotidiana a scuola da parte di presidi e direttori didattici omettendo l’applicazione di controlli volti a verificare anche il numero delle ore di lavoro svolte. Nel testo originario era previsto, inoltre, che le modalità di applicazione delle nuove disposizioni di controllo nelle istituzioni scolastiche sarebbero state fissate, per tutto il personale scolastico, da un decreto del ministero dell’istruzione, di concerto con il dicastero della funzione pubblica. Successivamente, però, il riferimento a tutto il personale è stato modificato dall’aula della camera. E l’adozione del decreto interministeriale attuativo è stata prevista solo per individuare le modalità di esecuzione dei controlli per i dirigenti scolastici. In più è stata modificata la competenza principale del dicastero che dovrà occuparsene.

Mentre nella stesura originaria sarebbe dovuto essere il ministero dell’istruzione ad emanare il decreto di concerto con il dicastero della funzione pubblica, l’aula della camera ha disposto che il decreto sarà emanato della funzione pubblica di concerto con il ministero dell’istruzione. In pratica, il trattamento favorevole previsto per i dirigenti scolastici, rispetto agli altri dirigenti della pubblica amministrazione, sarà regolato in dettaglio direttamente dal dicastero guidato da Giulia Bongiorno. E il ministero dell’istruzione potrà dare solo un parere esprimendo eventuali osservazioni. In ogni caso per l’esecuzione delle nuove disposizioni bisognerà attendere l’emanazione del decreto attuativo. Che sarà adottato secondo le disposizioni contenute nell’articolo 17, comma 3, della legge 400/88. Disposizioni che prevedono espressamente la facoltà, per il legislatore, di delegare il ministero competente per materia ad emanare le norme di dettaglio. Ma siccome il personale scolastico, oltre ad appartenere al pubblico impiego, ha comunque un rapporto organico con il ministero dell’istruzione, sarà emanato un decreto interministeriale.

Non è chiaro, però, se i controlli tramite i rilevamenti biometrici saranno regolati dallo stesso decreto anche per il personale Ata. Oppure se, per questa tipologia di personale, le modalità di attuazione saranno regolate dalla disciplina generale prevista per il restante personale della pubblica amministrazione. A questo proposito, il decreto concretezza dispone l’emanazione di un decreto del presidente del consiglio, su proposta del ministro della funzione pubblica, previa intesa con la conferenza unificata e dopo il parere del garante della privacy. Nel testo del decreto approvato dall’aula del senato, peraltro, si fa riferimento sempre al comma 3, dell’articolo 17, della legge 400. Che però regola i regolamenti ministeriali e non quelli emessi dal presidente del consiglio. Che sono regolati dal comma precedente, il quale prevede anche la previa acquisizione del parere delle commissioni parlamentari competenti.

La legge 400 dispone, inoltre, che i regolamenti ministeriali non possono risultare in contrasto con quelli emanati dal presidente del consiglio dei ministri. Un ulteriore vincolo, che ridurrà gli spazi di deroga per il ministero dell’istruzione.

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