Da quanto emerge, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) sembra ormai orientato a riconoscere solo le certificazioni rilasciate da enti accreditati, così da superare definitivamente la confusione che aveva favorito i cosiddetti “certificatifici”.
Negli ultimi anni si è capito che il sistema precedente aveva molti limiti: venivano accettati troppi titoli poco affidabili, spesso rilasciati senza reali verifiche delle competenze. Alcune inchieste giornalistiche hanno mostrato come molte “certificazioni” fossero in realtà semplici autodichiarazioni poco credibili.
Per evitare tutto questo, il Ministero ha scelto una strada più sicura e verificabile:
le certificazioni sotto accreditamento, già usate in altri settori della scuola, per esempio per il personale ATA con la certificazione CIAD. Ora questa impostazione potrebbe essere estesa anche ai docenti.
Che cos’è una certificazione sotto accreditamento
Una certificazione accreditata non è un semplice attestato ottenuto dopo un corso.
È il risultato di un processo controllato da enti pubblici e indipendenti.
Questo sistema funziona così:
- Uni, EN e ISO definiscono le norme tecniche e gli standard di qualità.
- In ogni Paese c’è un solo ente che accredita gli organismi di certificazione. In Italia questo ruolo è di ACCREDIA.
- Gli enti di certificazione, una volta accreditati, possono verificare le competenze e rilasciare certificazioni valide.
Una certificazione sotto accreditamento:
- è rilasciata da un ente indipendente accreditato da Accredia;
- segue regole internazionali (come la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024);
- garantisce trasparenza e verificabilità.
In pratica:
frequentare un corso non è la stessa cosa che avere competenze certificate con standard europei.
Un certificato accreditato dimostra davvero che quelle competenze sono state valutate.
Questo modello è già stato introdotto nella scuola italiana: per entrare in III fascia ATA, ad esempio, è richiesta la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale rilasciata da un ente accreditato.
Per il digitale, i principali riferimenti sono i framework europei DigComp 2.2 (per i cittadini) e DigCompEdu (per i docenti). Certificare le competenze secondo questi modelli significa avere un titolo riconosciuto e confrontabile anche a livello internazionale.
Cosa aspettarsi dall’Ordinanza GPS 2026-2028
Sebbene il testo ufficiale non sia ancora uscito, la direzione è chiara:
per ottenere punteggio nelle GPS serviranno certificazioni accreditate.
Chi vuole valorizzare le proprie competenze digitali deve quindi muoversi per tempo e conoscere la differenza tra:
- un semplice attestato,
- una certificazione accreditata, valida e riconosciuta.
Questa scelta del Ministero tutela sia l’amministrazione sia i docenti che investono seriamente nella loro formazione.
Come riconoscere una certificazione accreditata: 5 indizi
Non tutte le certificazioni hanno lo stesso valore. Ecco i 5 segnali che permettono di capire se una certificazione è davvero accreditata:
- È rilasciata da un ente accreditato da Accredia
Non basta che l’ente organizzi un corso: deve essere ufficialmente accreditato. - Rimanda a standard chiari e riconosciuti
Come i framework DigComp o DigCompEdu.
Da evitare certificazioni basate su modelli poco trasparenti. - Prevede esami veri e verificabili
Non test veloci online, ma prove strutturate con criteri chiari. - È presente in un registro pubblico
Le certificazioni accreditate possono essere verificate da chiunque. - Vale in Italia e all’estero
Grazie ai riconoscimenti europei, è spendibile in diversi contesti e nel tempo.
In sintesi
Una certificazione sotto accreditamento:
- garantisce serietà e trasparenza,
- tutela chi la ottiene e chi la valuta,
- valorizza le competenze in modo reale.
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